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24-07-2012
La Consulta chiude alla reintroduzione delle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali
Un referendum ha abrogato le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e la manovra-bis del Ferragosto 2011, a distanza di soli 2 mesi, le ha reintrodotte. Ma la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 199/2012, le ha dichiarate illegittime.
6 Regioni si rivolgono alla Consulta. Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Puglia e Sardegna si sono scagliate contro l’art. 4 della l. n. 148/2011, in quanto i referendum abrogativi di giugno 2011 avevano cancellato tutte le liberalizzazioni contenute in materia di servizi pubblici locali. Tuttavia, secondo le sei Regioni, la norma contestata, che è stata rubricata «adeguamento al referendum popolare», ripropone, in pratica, le stesse norme che il referendum aveva cancellato.
Va garantita la volontà popolare espressa attraverso la consultazione referendaria. La Consulta ha spazzato via ogni dubbio, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 4. In particolare, il giudice delle leggi prende atto del fatto che, successivamente alla proposizione dei ricorsi, l’impugnato art. 4 ha subìto numerose modifiche: «tali modifiche sopravvenute limitano ulteriormente le ipotesi di affidamento diretto dei servizi pubblici locali, confermano il contenuto prescrittivo delle disposizioni oggetto delle censure, sollevate con i ricorsi indicati in epigrafe, comprimendo, anzi, ancor di più, le sfere di competenza regionale». Con la dichiarazione di illegittimità, dunque, la Corte va a “colpire” anche le citate modifiche.


